P. Zanchi e M. Rossi: reddito di base, come finanziarlo?

Pubblicato: Venerdì, 27 Maggio 2016 Scritto da i.

Da la Regione del 25.05.2016

Il reddito di base incondizionato (RBI) è una grande innovazione economica e sociale per il XXI secolo. Importo e finanziamento non sono in votazione il 5 giugno, besì demandati al Parlamento. È però giusto che se ne discuta già oggi. “La Regione” (13.05.16) ha presentato ampiamente il modello di finanziamento che il Consiglio federale reputa essere quello dei promotori dell’iniziativa. In realtà è solo una delle proposte, meno efficacace, a nostro avviso, di quella del gruppo svizzero di BIEN (Basic Income Earth Network), fra i principali sostenitori del RBI. Questa proposta intende il RBI come nuova componente della ripartizione primaria del valore aggiunto creato nelle imprese. Oggi, esso è ripartito tramite salari e profitti. Domani, le componenti saranno tre:  RBI, salari e profitti. Per ripartire un RBI di 2'500 fr./mese per gli adulti e 625 fr. per i minorenni (importi indicativi), occorrono 208 miliardi di fr. all’anno, 1/3 circa del PIL. Gli altri 2/3 sarebbero sempre ripartiti tramite salari e profitti, mantenendo quindi l’incentivo al lavoro e all’investimento.

Confrontiamo ora i due modelli, quello esposto dal Consiglio federale (modello CF) e il “modello BIEN”:
Entrambi propongono di trasferire al RBI le risorse per quelle prestazioni sociali sostituite dal RBI (rendite AVS e AI, parte delle PC, assegni per i figli, borse di studio, assistenza…). Questo trasferimento è stimato a 60 miliardi di fr. circa.
Il modello CF prevede poi la deduzione dai salari di 2'500 fr. (equivalenti al RBI). Questa modalità di finanziamento procura 128 miliardi di fr. ma non è condivisibile. Dedurre 2’500 fr. da ogni busta paga per trasferirli alla “cassa del RBI” significa tassare al 100% i primi 2’500 fr. di ogni salario. Ciò comporta un disincentivo al lavoro perché non aumenterebbe il reddito di chi vivesse del solo RBI e potesse ottenere, ad esempio, un lavoro parziale pagato 2'000 fr. Inoltre, prelievi solo sulla massa salariale sono inefficaci. L’automazione riduce la parte del prodotto destinata al lavoro: i prelievi sui salari non sarebbero più sufficienti per versare il RBI ai lavoratori non più necessari.
Il modello BIEN ottiene invece questi 128 miliardi con un prelievo alla fonte sull’intero valore aggiunto netto delle imprese (salari più profitti). Il prelievo necessario sarebbe di circa 1/3 e ogni lavoro comporterebbe sempre un reddito aggiuntivo al RBI. I redditi complessivi percepiti (RBI, salario e/o proventi dell’investimento) sarebbero un po’ meno disuguali di oggi, come si vede dal semplice calcolo seguente.
Se una persona riceve oggi (guadagni da lavoro e/o investimenti) un reddito di 3’000 fr. al mese, ne riceverà 4'500: 2'000 (1/3 in meno) dal suo guadagno e 2'500 dal RBI.
Se riceve 7’500 fr., non cambia nulla: 2’500 fr. in meno di remunerazione e 2’500 di RBI.
Se ne riceve 9'000, ne riceverà un po’ meno: 8’500 (6'000 di guadagno e 2’500 di RBI).
L’altro e maggiore effetto sulla ripartizione è quello fra i single e le famiglie. Se in una famiglia (due adulti, un bambino) il guadagno oggi è di 7’500 fr., con il RBI il reddito salirà a 10’625: 5’000 di guadagno, 2’500 di RBI per ogni adulto, 625 per il figlio minorenne.
Gli effetti sulla ripartizione del reddito (minore disuguaglianza e maggiore considerazione del lavoro domestico e di educazione e cura dei figli) sono importanti e positivi.
Infine, entrambi i modelli prevedono circa 20 miliardi da altre fonti. Ad esempio, da una microtassa sul traffico dei pagamenti (prof. Marc Chesney), che modererebbe gli eccessi della “finanza-casinò”, oppure, da una modesta tassa sulle transazioni in valuta (prof. Sergio Rossi), che modererebbe la pressione sul franco svizzero.

Il RBI non è dunque “bello e impossibile”: è necessario e fattibile!

Martino Rossi, economista; Pierre Zanchi, imprenditore

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