Intervista sul RBI di Giovanni Galli a Martino Rossi

Pubblicato: Venerdì, 27 Maggio 2016 Scritto da i.

dal Corriere del Ticino del 21.05.2016

Iniziativa utopica la definiscono i vostri avversari. Perché per voi non lo è?
Dopo il trentennio di crescita, pieno impiego, sviluppo dei salari e prestazioni sociali (finito con la crisi del 1975), e dopo quello successivo della “rivoluzione neo-liberale” (finito con la crisi del 2008), occorre un nuovo paradigma per il XXI secolo. Il RBI non è un’utopia ma una necessità: “Se l’umanità deve avere un futuro in cui riconoscersi, non potrà averlo prolungando il passato o il presente”, ci ammonisce Hobsbawn.

Ma chi dice che in futuro la tecnologia sopprimerà il lavoro invece che cambiarne le forme?
In molti. Robert Reich, ex-ministro del lavoro USA, dice che “a causa del progresso tecnico, circa la metà dei lavori ben pagati sparirà nei prossimi 25 anni” e che “il reddito di base sarà una necessità, perché non abbiamo alternative”. Concordano ricercatori del MIT, Stephen Hawking, uno studio di Deloitte, imprenditori come Thomas Flatt (SwissICT) e Richard Eisler (Comparis). Le forme del lavoro sono già cambiate: la flessibilità comporta periodi senza reddito, cui il RBI può rimediare.

Con un reddito minimo di 2.500 franchi verrebbe meno per molte persone l’incentivo a lavorare. E forse crescerebbe il lavoro nero. Non avete pensato agli effetti perversi della vostra iniziativa?
Se non ci fosse incentivo a lavorare, anche il lavoro in nero declinerebbe… Ma la tesi è sbagliata. Demoscope ha rilevato che solo il 2% rinuncerebbe a lavorare se ci fosse il RBI. È logico: il reddito da lavoro si aggiunge al RBI e un buon lavoro può motivare oltre i soldi. Il RBI facilita poi il lavoro non retribuito, nella sfera famigliare e nel volontariato. Infine, la sicurezza di disporre sempre di un minimo rafforza il potere contrattuale dei lavoratori: è un incentivo a lavorare.

Meno gente lavora, meno si produce e meno si innova. Non considerate le conseguenze di questa iniziativa per la tenuta e la competitività dell’economia svizzera?
Meno si innova? Il RBI è un’innovazione economica e sociale! Le innovazioni necessitano di persone formate e il RBI facilita gli studi. Perché mai i giovani appassionati di scienze, informatica o altro rinuncerebbero alla formazione e al lavoro se ricevono un RBI? E infine: scopo delle innovazioni è proprio quello di liberare dal lavoro ripetitivo e non gratificante. Lo sottolineava già Wassily Leontief, premio Nobel dell’economia, invocando una politica dei redditi meno legata al lavoro.

E sul piano sociale? C’è una forte preoccupazione, anche a sinistra, che il sistema si sfaldi e non sia più finanziabile.
A sinistra come a destra si fraintende il RBI. La sicurezza sociale è in affanno a causa dei mutamenti nella sfera economica. Il RBI interviene a questo livello e sostituisce 60 miliardi di prestazioni sociali con vantaggio per i beneficiari.

Ma con un RBI per tutti dove andrebbero a finire i principi della responsabilità individuale e del lavoro come perno della società?  
Perché abbiamo istituito l’AVS anziché invocare la responsabilità degli anziani e dei loro figli? La responsabilità di un popolo è individuale e collettiva. Il RBI favorisce entrambe. Quanto al lavoro perno della società, occorre una visione aggiornata: il tempo dedicato al lavoro è un quarto rispetto a un secolo e mezzo fa e il tenore di vita è decuplicato.

Come finanziare questa operazione? Non la fate un po’ troppo facile, quando invece sarebbero da mettere a preventivo forti aumenti di imposte o tasse?
Il RBI non è una nuova spesa pubblica, ma una nuova componente della ripartizione primaria del valore creato, che è ripartito oggi tramite salari e profitti. Domani: tramite RBI, salari e profitti. Il sistema vigente non funziona: il capitale è concentrato in poche mani, i salari sempre più divaricati, l’accesso al lavoro difficile. Il RBI ripartirà circa 200 miliardi di fr. all’anno, 1/3 del PIL. Gli altri 2/3 saranno sempre ripartiti tramite salari e profitti, mantenendo l’incentivo al lavoro e all’investimento.

Come replica a chi dice che si tratta solo di una sperimentazione pericolosa?
Se accettiamo le innovazioni tecnologiche, dobbiamo innovare nella ripartizione del reddito. L’economia è globale e il RBI è destinato a imporsi come nuovo paradigma (Finlandia e Olanda lo vogliono sperimentare).

La Svizzera non rischia di diventare una calamita per stranieri attirati dalla prospettiva di un RBI?
No. Le condizioni per venire in Svizzera saranno regolate dalle leggi sull’immigrazione, che il RBI non modifica. Il RBI sarà dato a chi è residente in Svizzera stabilmente dopo un periodo di attesa che la legge dovrà definire.

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Il comitato d'iniziativa
è composto di singole persone nella società civile :

Gabriel Barta, Ginevra / Daniel Häni, Basilea
Christian Müller, Sciaffusa / Ursula Piffaretti, Zugo
Ina Praetorius, San Gallo / Franziska Schläpfer, Zurigo
Oswald Sigg, Berna / Daniel Straub, Zurigo
Questo comitato è indipendente da qualsiasi partito politico, religione, lobby o altro gruppo di influenza.
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Il comitato dell'Associazione tiRBI
è composto da persone della società civile:
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Membri stabili del comitato: Associazione QuerciaNera / Gregorio Costantini, Sant Antonio / Donato Anchora, Ivan Miozzari, Lugano
Altri soci:
Gruppo ticinese per il sostegno all’iniziativa
tiRBI non ha scopo di lucro e non è affiliata ad alcun partito,
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BIEN-Svizzera,
il cui obiettivo è l'introduzione del reddito di base in Svizzera, sostiene attivamente questa iniziativa ed un membro del Comitato, Gabriel Barta, fa parte a titolo individuale del Comitato d'iniziativa.
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