Martino Rossi: una buona idea non prematura

Pubblicato: Mercoledì, 11 Maggio 2016 Scritto da i.

“Il reddito di base incondizionato? Può essere una buona idea, persino necessaria, ma è prematura”: così due importanti esponenti del mondo economico mi hanno espresso il loro punto di vista. Idea buona e forse necessaria perché, come scrive un ex-imprenditore tedesco che si dedica a promuovere il reddito di base incondizionato (RBI): “Se non separiamo il lavoro dal reddito, le persone dovranno competere sempre più spesso con i computer, e perderanno prima di quanto pensiamo”.

di Martino Rossi, dal Corriere del Ticino del 10 maggio 2016

Questa è una delle ragioni importanti a sostegno della “buona idea”. Il RBI consiste infatti nel passare dal sistema attuale, che ripartisce il valore prodotto tramite due canali (i profitti e i salari), ad uno che lo ripartisce utilizzandone tre: il RBI (per esempio 1/3 del valore), i profitti e i salari (i restanti 2/3). Non è dunque né una nuova spesa pubblica, né una nuova prestazione sociale: è una nuova componente della ripartizione primaria del reddito.
Altre ragioni per il RBI derivano dal fatto che, anche se non sembra, si tratta di una riforma realista dal profilo economico e sociale. Le disuguaglianze abissali (nel capitale posseduto e nei livelli retributivi) rendono la ripartizione del prodotto tramite profitti e salari sempre più iniqua e inefficace: la domanda ristagna, l’impiego regredisce, ci si indebita, scoppiano le bolle…Il RBI attenua le disuguaglianze. La flessibilità, tanto invocata per adatttarsi ai cambiamenti, comporta discontinuità nei redditi da lavoro: il RBI assicura il minimo necessario in ogni circostanza. Gli espulsi dal sistema produttivo non possono essere lasciati alla sola assistenza, burocratica e che scoraggia la ripresa di un lavoro: il RBI la sostituisce, è uno zoccolo garantito che non si riduce quando vi si aggiunge un reddito da lavoro. Il potere contrattuale di lavoratrici e lavoratori è rafforzato: il RBI permette loro di non accettare qualsiasi lavoro a salari da fame. Il RBI rivaluta e facilita le attività non retribuite, sia per sé (sfera famigliare) sia per gli altri (volontariato). Amplia la libertà di scelta del proprio tempo di vita fra formazione, lavoro retribuito, compiti educativi e di cura, volontariato, gestione della collettività, tempo libero. Sostiene le persone con figli e ne finanzia la formazione superando le controversie sugli assegni per i figli e le borse di studio. Supera i conflitti sull’età di pensionamento (il RBI, che sostituisce l’AVS, è uguale per tutti gli adulti), sul livello delle rendite (il RBI è per tutti almeno pari alla rendita massima AVS), e sul loro finanziamento.
Per questi motivi, la “buona idea” non è prematura: quelli citati sono problemi di oggi, che aspettano una soluzione orientata al futuro, non al passato. Ma non lo è anche per un altro motivo. Per le riforme importanti, la nostra democrazia è lenta. Pensiamo all’AVS. Se ne era parlato invano nel 1890, quando la Costituzione federale era stata riscritta. Nel 1919, il Consiglio federale stesso ha proposto un articolo constituzionale sull’AVS e nel 1925 il popolo l’ha approvato. Una prima legge d’applicazione è stata respinta in votazione popolare nel 1931 e una seconda accettata nel 1947. L’AVS è entrata in vigore nel 1948. Se vogliamo che il RBI entri in vigore nella seconda metà di questo secolo, mettiamo un sì nell’urna il prossimo 5 giugno: non è certo prematuro!

Martino Rossi, economista

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