Zanchi: Economia allo sbando. Il RBI potrebbe aiutare.

Pubblicato: Sabato, 30 Aprile 2016 Scritto da i.
Pier Zanchi

Solo profitto = concorrenza sfrenata e disumana = perdita di posti di lavoro e pace sociale.

Il mondo del lavoro e dell’economia è radicalmente cambiato rispetto a solo qualche decennio fa. La perversa spirale produttiva nella quale ci troviamo obbliga i datori di lavoro onesti ad operare con metodi che non condividono e che vanno contro i propri principi etici e morali di fare azienda; alle fine tutto si ritorce contro gli interessi di tutti, minando nel contempo rapporti di lavoro e relazioni umane.

Pierluigi Zanchi

È una concorrenza sfrenata e disumana per rincorrere e alimentare un’ingordigia smisurata di potere e ricchezza.
Il miglior tempo aziendale è tolto alla creatività qualitativa e alla costruzione di sani comportamenti per invece implementare l’adozione di misure distruttive dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Anche se bio o ecologico sarà sempre un prodotto sporco e qualitativamente scadente se fabbricato con criteri umani umilianti.
Come gli altri, chi non lo fa per deliberata smania di ricchezza materiale, risponde al contenimento dei costi con la sostituzione delle persone con robot, computer e macchinari aumentando nel contempo sempre più la capacità produttiva e riducendone i tempi di produzione. Lasciando costi sociali non indifferenti e pagati da datori di lavoro e lavoratori; come minimo si dovrebbe almeno pensare al pagamento degli oneri sociali da parte di robot, PC e macchinari, in modo che i proventi possano sovvenire all’esplosione dei costi degli ammortizzatori sociali (disoccupazione, assistenza) o essere messi a disposizione di chi crea posti di lavoro (umani).
Faccio un esempio semplice tratto dalla mia realtà aziendale. Se continuerò ad essere sottomesso a questo tipo di concorrenza impietosa  sarò obbligato a fare due scelte; o chiudo o licenzio due persone sostituendole con una macchina. Un apparecchio dal valore di 50 mila fr. con il cui acquisto lo Stato incassa (una sola volta) 4000 fr. d’IVA e circa 24 mila fr. d’imposte annue in più.
Lo stesso Stato, i datori di lavoro, i lavoratori e la collettività, si ritroveranno però a carico due disoccupati (e di seguito pure assistiti).  Senza contare il ricorso all’assistenza e ad altri vari sussidi, la perdita per lo Stato e la collettività tutta è di 96 mila fr. annui che dovranno essere trovati o tolti ad altre voci di bilancio o aumentando le imposte. D’altro canto come datore di lavoro raggiungo così gli obiettivi dettati dall’attuale sistema economico globale, diventando pure più ricco ma ritrovandoci con due persone (che in realtà sono due famiglie intere) più povere e bisognose. Le quali, vista la riduzione di stipendio e la precarietà del loro futuro, non compreranno più i prodotti che confeziono ma saranno incentivati a fare la spesa oltre confine.
Ma la cosa diventa paradossale quando un alto funzionario statale (che prende il doppio di paga rispetto a me che sono titolare aziendale dando lavoro a 7 persone) viene pagato con le nostre imposte (operai e datori di lavoro), decide di appaltare un prodotto concorrenziale (differenza di 20-50 ct il kg) per far guadagnare (risparmiare) 120-300 .- fr. l’anno alla Cassa cantonale e facendo perderne 6000.- alla mia ditta; sembra una bazzecola; ma se tutti facessero così, sarei obbligato, come molti altri datori di lavoro a prendere le decisioni sovraesposte.
Urge dunque trovare altri sistemi di ridistribuzione equa della ricchezza prodotta; un reddito incondizionato di base permetterebbe a tutti i cittadini di poter sovvenire alle proprie necessità, senza dover elemosinare contributi assistenziali o accettare disumane condizioni di lavoro che minano la qualità di vita, di lavoro e le relazioni.

Pierluigi Zanchi
Imprenditore artigiano, consigliere comunale Locarno

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