Donato Anchora: reddito di base e sistema produttivo

Pubblicato: Lunedì, 25 Aprile 2016 Scritto da Donato Anchora
Donato Anchora

Con questo scritto desidero rispondere all'articolo di Carlo Rezzonico “Se reddito e moneta sono creati dal nulla” pubblicato sul CdT il 02.04.2016.
Nel 1995 il noto economista Jeremy Rifkin pubblicò un libro dal titolo “La fine del lavoro” nel quale sostenne che le razionalizzazioni e le tecnologie dell'automazione stavano sempre più diminuendo la forza lavoro necessaria per unità di prodotto.

dal Corriere del Ticino del 6 aprile 2016

Questo processo storico è cominciato con la prima Rivoluzione industriale dove l'utilizzo dei primi macchinari agricoli ha provocato uno spostamento delle masse di lavoratori dal settore primario al settore secondario. Durante la seconda Rivoluzione industriale l'introduzione di macchinari automatici nelle catene di montaggio delle fabbriche ha comportato un elevato esubero di lavoratori a loro volta assorbiti dal settore terziario, in via di espansione. Attualmente il settore terziario è attraversato dalla rivoluzione digitale che sta mietendo posti di lavoro. Tuttavia i lavoratori che oggi sono posti in esubero, a differenza del passato, non trovano più un nuovo settore economico in cui essere reimpiegati, e si ritrovano a fronteggiare lunghi periodi di disoccupazione seguiti sempre più spesso dallo spettro dell'assistenza sociale. Bill Gates sulla rivista Business Insider ha affermato "Lo sviluppo di software di sostituzione del lavoro umano, che riguardi autisti, camerieri o infermieri, prosegue. La tecnologia nel tempo ridurrà la domanda di lavoro umano, in particolar modo per quanto attiene le mansioni più semplici. Fra 20 anni la domanda di lavoro per una miriade di abilità umane si ridurrà notevolmente. Non credo la che popolazione abbia coscienza di quello che sta accadendo.” La precarietà e la flessibilità del lavoro è il sintomo che il Sistema non è più in grado di offrire un posto di lavoro a tutti. Lo ha capito bene il presidente di SwissICT, Thomas Flatt, che recentemente avrebbe affermato: “[...]lo Stato deve assumersi più responsabilità nel senso della regolamentazione e della redistribuzione. Per me, difensore dell'economia di libero mercato e adepto del pensiero liberale, si tratta di una dicharazione che quasi mi spezza il cuore. Ma siccome mi rendo conto della velocità a cui cambia il mondo e che questa velocità aumenta ogni secondo che passa, mi dico che dobbiamo concepire già oggi la forma dello Stato di dopodomani. Questo Stato di dopodomani avrà a che fare con molti cittadini senza quegli impieghi che conosciamo oggi. Tutti questi cittadini, tuttavia, avranno bisogno di un compito, di un senso nella vita, e soprattutto di denaro per vivere. Da informatici, conosciamo le possibilità. E in effetti, dovremmo sostenere l'idea di un reddito di base incondizionato, perché sappiamo cosa ci riserva l'avvenire. Per dirla in un altro modo, invece di governare alla giornata, la politica dovrebbe offrire una visione a lungo termine.” Aumentare la produzione di merci e servizi diminuendo al contempo la necessità di forza lavoro rappresenta una nota di merito ed è il risultato di una storia di successo. Tuttavia il nostro sistema economico si basa sui redditi da lavoro. Siamo dunque in presenza di una delle numerose contraddizioni che caratterizzano e frenano il Sistema: l'efficienza nei costi di produzione spinge verso l'automazione e la cancellazione di posti di lavoro, mentre la necessità di far crescere i consumi, spinge verso la creazione di posti di lavoro per distribuire i redditi che faranno salire i consumi. I quali consumi però sono a loro volta alla base della distruzione dell'ambiente in cui viviamo. È una sorta di schizzofrenia economica che può essere superata solo slegando parzialmente reddito e lavoro.

Abbiamo ereditato dalle generazioni passate ricchezza materiale sotto forma di conoscenze scientifiche e tecnologiche che sono alla base delle capacità di automatizzare sempre di più il sistema produttivo. Di conseguenza, una parte della ricchezza prodotta dalle macchine, proprio perché ha radici nel lavoro delle generazioni passate, non appartiene ai proprietari dei mezzi produttivi, ma all'Umanità tutta. Chiamate pure questa ricchezza “reddito di base incondizionato” (RBI) che in quanto “già pagato” dalle generazioni passate (con un nostro contributo) non cade dal nulla e non è un'aberrazione, come afferma Rezzonico, ma è la trasformazione di una parte della ricchezza dell'Umanità in libertà per tutti. Una sorta di dividendo tecnologico che spetta a tutti. Ogni generazione riceve qualcosa da quella che l'ha preceduta e offre il frutto del suo lavoro a quella che la seguirà in futuro. Noi cosa lasceremo ai nostri posteri? Disoccupazione, debito pubblico e inquinamento? Rezzonico si chiede cosa accadrebbe se tutti si accontentassero del reddito di base e smettessero di lavorare. Questi sono luoghi comuni. Una distopia irrealistica. Invito Rezzonico a chiedersi piuttosto chi avrà un posto di lavoro nella società di domani, dato che gli studi del prestigioso MIT e addirittura un report della Casa Bianca prevedono nelle prossime decadi un tasso di automatizzazione compreso tra il 40% e il 62% dei posti di lavoro esistenti. Certo, potremmo sempre continuare a 'imbrogliare le carte' creando lavoro fittizio, per esempio attraverso l'espediente dell'obsolescenza pianificata dei prodotti industriali. Oppure creando problemi ad hoc. Una volta un'attivista indiana affermò “Un tempo si fabbricavano armi per fare le guerre. Oggi si fanno le guerre per poter vendere armi”. Quali problemi inventerà il Sistema per creare inutili posti di lavoro un domani? Ormai il Sistema produce beni e servizi più spinto dalla necessità di creare posti di lavoro che per servire le reali necessità umane. Così facendo ha rovesciato il senso del lavoro. Il RBI ristabilisce il senso originale del lavoro poiché ogni persona, disponendo del RBI, non dovrà più appesantire il Sistema con la sua domanda di lavoro, ma sarà il Sistema a richiedere i lavoratori solo lì dove il lavoro è realmente necessario.

Donato Anchora
Associazione tiRBI
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