Pensionare l’AVS grazie al reddito di base incondizionato

Pubblicato: Venerdì, 01 Aprile 2016 Scritto da Martino Rossi

In vigore dal 1948, l’AVS ha superato i 65 anni: può essere “pensionata”? Il disavanzo di oltre mezzo miliardo dei suoi conti 2015 colpisce, ma non è lo stimolo principale alla riflessione “eretica” (l’AVS è una vacca sacra) sulla conclusione della sua storia gloriosa.
Conclusione da prospettare con calma: l’AVS ci ha messo 29 anni per nascere (1919: Messaggio del Consiglio Federale; 1948: entrata in vigore). Prevediamone altrettanti per sostituirla. Con che cosa?

Il sostituto potrebbe essere il Reddito di Base Incondizionato (RBI) su cui voteremo il prossimo 5 giugno. Fra un trentennio o poco più, potrebbe forse essere realtà…
Il RBI è un’innovazione radicale: economica, sociale e anche culturale. È un nuovo paradigma della ripartizione primaria del reddito, che utilizza oggi due canali, i profitti e i salari. Introdurre il RBI vuol dire destinare a tutti i cittadini una quota del valore aggiunto (VA) generato dal processo produttivo: il resto sarà ancora ripartito in profitti e salari.
Di per sé, il RBI non modifica di 1 solo fr. il VA creato: se un terzo (per esempio) del VA fosse distribuito come RBI, la rimunerazione del capitale e del lavoro sarebbe ridotta in misura analoga. Il RBI (che si aggiunge ai redditi guadagnati) attenuerebbe la disuguaglianza del reddito disponibile, nel senso di elevare i bassi redditi, stabilizzare quelli medi, ridurre quelli più elevati, e favorire le famiglie con figli. La riduzione della disuguaglianza non è solo opportuna, ma anche necessaria: scaturisce dall’estrema concentrazione della ricchezza accumulata e ereditata, dalle sempre maggiori disparità salariali, precarietà degli impieghi e disoccupazione con la conseguente discontinuità dei redditi da lavoro.
Il RBI risponde al bisogno fondamentale di disporre in ogni circostanza almeno di un reddito di base, di assicurare risorse sufficienti per i figli, di ampliare la libertà di scelta del proprio tempo di vita fra formazione, lavoro lucrativo, compiti educativi e di cura, attività di volontariato, partecipazione alla gestione della collettività, tempo libero.
Il sistema di sicurezza sociale – sviluppato in particolare nel dopoguerra e entrato in affanno nell’ultimo trentennio – non sarà reso superfluo dal RBI, ma la sua ampiezza e complessità saranno ridimensionate. Un RBI di 2'350 fr./mese sostituirebbe, fra l’altro, i 40 miliardi destinati al pagamento delle rendite AVS, poiché assicurerebbe a tutti gli anziani un reddito pari alla rendita massima.
I vantaggi della sostituzione dell’AVS con il RBI sarebbero importanti: la “rendita” sarebbe unica, individuale, indipendente dallo stato civile, dagli anni di contribuzione, dal livello di reddito antecedente. Sarebbe per tutti pari alla rendita massima, mentre questa è oggi appannaggio solo di 1/3 dei pensionati non sposati e del 57% delle coppie sposate.
Sarebbe indipendente dall’età, ciò che permetterebbe di porre fine al tormentone sull’età di pensionamento: con il RBI finirebbe la distinzione stessa fra pensionati e non, e il conseguente potenziale conflitto fra generazioni. Il RBI è per tutti. Tutti, in modo solidale, sarebbero interessati a un livello di produttività e di occupazione che mantenga un’economia efficiente, capace di generare il VA necessario per assicurare il RBI come pure la remunerazione corretta del lavoro e del capitale investito.
Molti penseranno che questa è pura utopia. Ma lo è stata, all’origine, anche l’AVS.

Martino Rossi, economista, 30.03.16

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